Licenziamento illegittimo: tempi, diritti e come impugnare il provvedimento
- Studio Legale Romeo

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Ricevere una comunicazione di licenziamento è sempre un momento difficile. Oltre allo stress emotivo, emergono subito dubbi e preoccupazioni legate al futuro lavorativo ed economico.
In molti casi, però, il licenziamento può risultare illegittimo o non adeguatamente motivato.
La normativa italiana prevede tutele specifiche per i lavoratori, ma è fondamentale agire entro termini molto precisi.
Conoscere le scadenze e i propri diritti è il primo passo per valutare se esistono i presupposti per contestare il licenziamento.
I termini per impugnare il licenziamento: 60 + 180 Giorni
Quando si ritiene che il licenziamento sia ingiusto o privo di una motivazione valida, la legge stabilisce due passaggi fondamentali.
Impugnazione entro 60 giorni
Il lavoratore ha 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento per contestare formalmente il provvedimento.
L’impugnazione deve essere effettuata tramite comunicazione scritta – generalmente tramite PEC o raccomandata – nella quale si dichiara la volontà di contestare il licenziamento.
Se questo termine non viene rispettato, il licenziamento diventa definitivo e non sarà più possibile agire per ottenere un risarcimento.
Ricorso in Tribunale entro 180 giorni
Dopo l’impugnazione formale, il lavoratore ha 180 giorni di tempo per depositare il ricorso presso il Tribunale del lavoro.
Questo passaggio è necessario per avviare l’azione giudiziaria qualora non si raggiunga un accordo tra le parti.
Le principali tipologie di licenziamento
Per valutare se un licenziamento possa essere contestato è importante analizzare la motivazione indicata dall’azienda.
Licenziamento per giusta causa
Si tratta del cosiddetto licenziamento in tronco, applicato quando il datore di lavoro ritiene che si sia verificato un comportamento talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro.
In questi casi il lavoratore non ha diritto al preavviso. Tuttavia, se il fatto contestato non è dimostrato o risulta sproporzionato rispetto alla sanzione, il licenziamento può essere dichiarato illegittimo.
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo
Questo tipo di licenziamento è motivato da ragioni organizzative o economiche dell’azienda, come la soppressione di una posizione lavorativa.
Affinché sia legittimo, l’azienda deve dimostrare:
l’effettiva necessità organizzativa;
l’impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni compatibili.
Quest’ultimo obbligo è noto come obbligo di repêchage.
Licenziamento nullo o discriminatorio
Il licenziamento è considerato nullo quando avviene:
senza forma scritta;
per motivi discriminatori;
durante periodi protetti (ad esempio gravidanza o maternità).
In queste situazioni la tutela per il lavoratore è particolarmente forte.
Cosa succede se il licenziamento è illegittimo
Se il giudice accerta che il licenziamento non è legittimo, possono essere previste diverse forme di tutela.
Indennizzo economico
Nella maggior parte dei casi il rapporto di lavoro si considera definitivamente concluso, ma il datore di lavoro può essere condannato al pagamento di un’indennità risarcitoria calcolata in base all’anzianità di servizio e alle circostanze del caso.
Reintegrazione nel posto di lavoro
La reintegrazione è prevista soprattutto nei casi più gravi, come il licenziamento discriminatorio o nullo, oppure quando il fatto contestato al lavoratore risulta insussistente.
L’importanza della NASPI
Anche se si decide di contestare il licenziamento, il lavoratore può comunque richiedere la NASpI, l’indennità di disoccupazione prevista dall’ordinamento italiano.
La domanda deve essere presentata all’INPS entro termini precisi, per questo è importante non trascurare questo passaggio mentre si valuta la possibilità di avviare una vertenza.
Attenzione agli accordi proposti dall’azienda
Talvolta, al momento del licenziamento o poco dopo, l’azienda può proporre al lavoratore la firma di un accordo o di una conciliazione.
Prima di sottoscrivere documenti che prevedano rinunce o transazioni, è sempre opportuno valutarne attentamente il contenuto, perché potrebbero comportare la perdita definitiva del diritto a contestare il licenziamento.
Conclusioni
Il licenziamento non è sempre definitivo o incontestabile. In presenza di irregolarità o motivazioni non fondate, la legge prevede strumenti per tutelare il lavoratore.
Tuttavia, il fattore tempo è determinante: rispettare le scadenze previste dalla normativa è essenziale per poter far valere i propri diritti.




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