Dimissioni per Giusta Causa e Mobbing: Come Tutelarsi e Quando si Ha Diritto alla NASpI
- Studio Legale Romeo

- 1 giorno fa
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Ricevere vessazioni sul lavoro non significa doverle subire
Lasciare volontariamente il proprio lavoro comporta, nella maggior parte dei casi, la perdita del diritto all'indennità di disoccupazione. Esiste però un'importante eccezione prevista dall'ordinamento: le dimissioni per giusta causa.
Quando il datore di lavoro pone in essere comportamenti così gravi da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto, il lavoratore può interrompere immediatamente il contratto senza preavviso, mantenendo il diritto alla NASpI e, nei casi previsti dalla legge, potendo far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.
Tra le situazioni che possono integrare una giusta causa rientrano, in determinate circostanze, anche le condotte riconducibili al mobbing, purché ne ricorrano i presupposti elaborati dalla giurisprudenza.
In questa guida analizziamo quali sono i requisiti richiesti, come raccogliere correttamente le prove e quali passaggi seguire prima di presentare le dimissioni.
Quando le dimissioni sono "per giusta causa"
L'articolo 2119 del Codice Civile consente al lavoratore di recedere dal rapporto senza preavviso quando si verifica una causa che non consente la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro.
In questi casi il lavoratore può:
interrompere immediatamente il rapporto senza rispettare il periodo di preavviso;
avere diritto all'indennità sostitutiva del preavviso, ove spettante secondo la disciplina applicabile;
accedere alla NASpI, poiché lo stato di disoccupazione viene considerato involontario, ricorrendone i presupposti previsti dalla normativa previdenziale.
La valutazione della sussistenza della giusta causa richiede tuttavia un'attenta analisi delle circostanze concrete.
Quando il mobbing può integrare una giusta causa di dimissioni
Nel nostro ordinamento non esiste una definizione legislativa di mobbing. La sua configurazione deriva dall'elaborazione della giurisprudenza, che individua una serie di elementi che devono concorrere tra loro.
Generalmente è necessario che siano presenti:
una pluralità di comportamenti vessatori e sistematici;
una protrazione nel tempo delle condotte;
un intento persecutorio o emarginante;
un danno alla salute o alla dignità del lavoratore collegato causalmente alle condotte subite.
Tra gli episodi che possono essere valutati, a seconda delle circostanze concrete, rientrano ad esempio:
isolamento professionale;
svuotamento delle mansioni;
continui rimproveri ingiustificati;
controlli esasperati o discriminatori;
sistematica esclusione dalle attività lavorative.
È importante precisare che non ogni conflitto sul luogo di lavoro costituisce mobbing.
Divergenze con colleghi, richiami disciplinari legittimi o scelte organizzative dell'azienda, se esercitate nel rispetto della legge e della dignità del lavoratore, non sono di per sé sufficienti a configurare una condotta vessatoria.
Proprio per questo motivo ogni situazione deve essere valutata caso per caso.
Come presentare le dimissioni per giusta causa
Le dimissioni devono essere trasmesse attraverso la procedura telematica prevista dal Ministero del Lavoro.
È opportuno che la motivazione venga indicata in modo chiaro e coerente con i fatti che hanno determinato il recesso, così da rendere comprensibili le ragioni della scelta.
Prima di procedere, è consigliabile verificare attentamente la documentazione disponibile e valutare la strategia più opportuna con un professionista.
NASpI: quando può essere riconosciuta
Il lavoratore che rassegna dimissioni per giusta causa può presentare domanda di NASpI all'INPS entro i termini previsti dalla normativa.
Nel corso dell'eventuale istruttoria potrà essere necessario dimostrare che il recesso è effettivamente riconducibile a una situazione di giusta causa.
A seconda delle circostanze, possono assumere rilievo documenti quali:
diffide inviate al datore di lavoro;
ricorsi giudiziali;
tentativi di conciliazione;
ulteriore documentazione utile a ricostruire la vicenda.
Ogni caso presenta caratteristiche proprie e richiede una valutazione specifica.
L'importanza delle prove
Uno degli aspetti più delicati riguarda la prova delle condotte denunciate.
Tra gli elementi che possono assumere rilievo, a seconda del caso concreto, vi sono:
e-mail, messaggi e comunicazioni aziendali;
ordini di servizio;
documentazione sanitaria e medico-legale;
testimonianze di persone che abbiano assistito direttamente ai fatti.
La raccolta della documentazione dovrebbe essere effettuata nel rispetto della normativa vigente, evitando iniziative che possano compromettere la tutela dei propri diritti.
Perché è importante non agire d'impulso
Quando il rapporto di lavoro diventa fonte di forte disagio, la tentazione di dimettersi immediatamente è comprensibile.
Tuttavia, le dimissioni per giusta causa producono conseguenze giuridiche rilevanti e presuppongono una valutazione accurata dei fatti e della documentazione disponibile.
Agire senza aver verificato preventivamente la sussistenza dei requisiti richiesti può rendere più complessa la tutela dei propri diritti.
Conclusioni
Le dimissioni per giusta causa rappresentano uno strumento di tutela previsto dall'ordinamento quando il comportamento del datore di lavoro rende impossibile la prosecuzione del rapporto.
Nei casi in cui siano presenti condotte potenzialmente riconducibili al mobbing o ad altre gravi violazioni degli obblighi contrattuali, è fondamentale procedere con prudenza, raccogliere adeguatamente la documentazione e valutare attentamente la situazione prima di assumere qualsiasi decisione.
Una consulenza preventiva consente di analizzare il caso concreto, verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge e individuare il percorso più adeguato alla tutela dei propri diritti.




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